Home » Territorio » Circondario » Candelo, si torna a parlare di acqua pubblica
Candelo municipio
Candelo municipio

Candelo, si torna a parlare di acqua pubblica

Riceviamo e pubblichiamo una lettera che ci ha inviato da Renzo Belossi.

Si torna a parlare di acqua pubblica nel dibattito politico e forse in pochi lo sanno. Per me questa è una bella notizia, come per tante donne e uomini italiani e biellesi che nel 2011 hanno partecipato attivamente alla campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua; referendum che ha avuto una partecipazione esagerata e che ha visto quasi 22 milioni di italiani dire NO ad una gestione solo privata dell’ acqua.
Oggi il Parlamento, dopo un periodo di grande stasi successivamente alla consultazione popolare nonché a prove da parte dei precedenti Governi di inserire norme in favore della privatizzazione, aggirando la volontà della maggioranza degli italiani, riprende in mano il tema con un Progetto di Legge alla Camera dei Deputati, il n.2212 presentato a marzo 2014, in corso di discussione in Commissione Ambiente, che vede come prime tre firmatarie le Onorevoli Daga, Mariani e Pellegrino appartenenti rispettivamente al M5S, al Partito Democratico e a SEL, quindi con un schieramento trasversale (a questo link è disponibile tutto l’iter dihttp://www.camera.it/leg17/126?tab=1&leg=17&idDocumento=2212&sede=&tipo=)

La notizia non ha avuto grande risalto sui media ed è un peccato, ma prevede innanzitutto il rispetto dell’esito referendario da attuare attraverso un percorso di vera e propria “ripubblicizzazione” del servizio e punta ad affidare la gestione del S.I.I. esclusivamente agli enti di diritto pubblico, come aziende speciali e aziende speciali consortili. L’approvazione di questo progetto di Legge, che spero avvenga in tempi rapidi visto che dal mese di giugno è in corso l’esame in Commissione, sarebbe una grande innovazione nel settore dei servizi pubblici locali e un segnale chiaro verso gli italiani, che hanno scelto la strada pubblica per l’acqua. Inoltre sarebbe sancito il principio per cui l’acqua è un bene primario, incedibile e sottratto alla logica del mercato, anche a fronte delle esperienze di privatizzazioni condotte in anni passati in Europa dove hanno portato ad aggravi della tariffa in modo esponenziale, pochi investimenti, qualità in picchiata e scarsa efficienza tanto da decidere di tornare ad una gestione pubblica, vedi su tutte la Città di Parigi che è tornata ad un sistema pubblico di controllo e gestione.

Non appartengo, assolutamente, a quelli che affermano che “privato=male”, perché in alcuni settori, quali ad esempio il trasporto locale, il trasporto ferroviario, la gestione dei rifiuti, è necessario e utile l’apporto in termine di efficienza e di risorse del privato, da attuare in un quadro di regolamentazione pubblica certa, ma sull’acqua penso, ieri come oggi, che puntare ad un governo pubblico dell’interno ciclo sia la via giusta a tutela di un bene naturale comune che deve rimanere inalienabile ed è da preservare; a tutela della qualità e del servizio offerto ai cittadini; a tutela e nel rispetto della decisione presa dagli italiani con il referendum del 2011. Certamente rimangono aperti i capitoli rispetto ai costi del servizio, agli investimenti per la realizzazione di nuove infrastrutture e per l’ammodernamento e/o ampliamento di quelle esistenti, che in parte vengono affrontati nel progetto di legge ma su cui occorrono, sicuramente, approfondimenti che a mio vedere possono anche vedere un aumento delle tariffe, se a fronte di questo il servizio rimane di qualità, efficiente e vengono garantiti interventi di rinnovo e manutenzione anche per arginare le tante, troppe perdite censite dal Censis, nei dati del 2014, in una quantità superiore al 30%.

Lascia un Commento